Liste d'attesa e intramoenia. La Camera approva dodici mozioni bipartisan

 

13 APR - Nuovo piano nazionale per il governo delle  liste d’attesa, maggior coinvolgimento dei cittadini nel controllo e freno all'intramoenia come alternativa alle liste. Questo in sintesi il senso delle dodici mozioni approvate dalla Camera. Tutti i partiti chiedono un impegno preciso del Governo nel gestire liste d’attesa e libera professione intramoenia.


L’assemblea di Montecitorio ha approvato dodici mozioni di respiro bipartisan che impegnano il Governo, in Aula era presente il sottosegretario alla Salute Davide Faraone, nella delicate gestione delle liste d’attesa e dell’intramoenia.

 

Le diverse posizioni sono così riassumibili: al primo posto degli impegni chiesto al Governo c’è quello di realizzare e varare un nuovo piano nazionale per il governo dei tempi di attesa, che allarghi lo spazio temporale di attività delle aziende sanitarie, coinvolga i cittadini o le loro associazioni come parte attiva dei controlli, metta in atto tutte le misure di digitalizzazione che renderebbero il processo meglio gestibile, anche grazie al funzionamento efficiente dei Centri unici di prenotazione.
Si tratta di regole semplici a dirsi e presenti in molti provvedimenti, ma ancora rimaste in stand by e che comunque non hanno trovato, dove applicate, una realizzazione omogenea su tutto il territorio nazionale.

 

Le liste d’attesa, come richiedono molte mozioni, dovrebbero essere una parte integrante dei Lea, entrare a far parte del sistema di monitoraggio e, soprattutto, essere inserite come metro di valutazione per i direttori generali.

Per quanto concerne l’intramoenia molte mozioni approvate indicano la necessità che questa non diventi un metodo alternativo alle liste troppo lunghe, che anzi si costringano le Regioni e le aziende  a fare tutto ciò che è necessario  per garantire i servizi nell’attività istituzionale e che se proprio intramoenia deve essere,  questa sia non negli studi privati dei medici, ma in appositi spazi nelle strutture pubbliche che, oltre a essere gestibili in funzione reale delle liste d’attesa, consentono un controllo a monte delle prestazioni erogate.

Una volta entrati nel vivo dell’intramoenia, le mozioni si orientano pressoché tutte verso alcuni punti fermi.

Prima di tutto che l’intramoenia si svolta nel rispetto dell'equilibrio tra attività istituzionali e libero-professionali e in questo senso tocca alle regioni il controllo sulle modalità di svolgimento e sul rispetto del limite quantitativo consentito.

Poi, dove l’intramoenia non è normata secondo la legislazione vigente, dovrà essere sospesa e che comunque, dove sia attiva, possa essere monitorata e controllata dal punto di vista clinico e della tracciabilità dei pagamenti. E qualcuno si dovesse esimere dai controlli, ancora una volta dovrebbe scattare inibizione o sospensione per l’attività libero professionale nell'azienda o struttura sanitaria inadempiente.

Nelle mozioni si chiede anche di intervenire   con regole nuove e più stringenti nel contratto per la libera professione intramuraria e si sottolinea – in quasi tutte allo stesso modo – che l’0intramonia non può essere l’unica via per aggirare le liste d’attesa.

Molte mozioni impegnano il Governo a reperire risorse per fare in modo che la spesa sanitaria non si riduca rispetto al Pil come oggi accade, ma che anzi si trovi il modo di superare definitivamente i blocchi di turn over che penalizzando gli organici rendono difficili anche la gestione delle liste d’attesa e dell’intramoenia.

E naturalmente non mancano controlli anche per le Regioni. Chi non si adegua alla legge sull’attività libero professionale dovrà farlo perché va garantita un’assistenza omogenea in tutti i sensi su tutto il territorio nazionale e per gli inadempienti invece, stavolta vanno previste sanzioni.

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