SDO 2015. Ancora troppi ricoveri inappropriati. Magi: “Superare la tradizionale funzione di filtro Ospedale-Territorio”

 

 

20 APR - Secondo un’analisi sulle SDO 2015 fatto dal quotidiano on-line Quotidiano sanità sono ancora troppo alti i tassi di ospedalizzazione per molte patologie che dovrebbero essere curate nel territorio come il diabete, l’asma o le malattie polmonari. Per Antonio Magi è sempre più urgente “superare la tradizionale funzione di filtro Ospedale-Territorio”



Nell’analisi sulle SDO 2015, elaborati dal ministero della Salute, svolta dal quotidiano on-line Quotidianosanità.it si osservano “tassi di ospedalizzazione per condizioni cliniche come il diabete non controllato, il diabete con complicanze,  l'insufficienza  cardiaca, l'asma nell'adulto, le  malattie  polmonari  croniche  ostruttive,  l'influenza  nell'anziano  e  le  patologie  correlate  all'alcol. Valori più  bassi - come afferma lo stesso ministero nel rapporto - significano migliore  efficienza  dell'assistenza sanitaria nel suo complesso, sia come efficacia dei servizi territoriali, sia come ridotta inappropriatezza  del ricorso all'ospedalizzazione”. 

La conclusione a cui giunge quotidiano on-line è che “la disomogeneità dell’assistenza territoriale e la mancanza di capacità completa di assorbimento della deospedalizzazione per quelle patologie-indice che sono considerate la cartina di tornasole della ridotta accessibilità e funzionalità dei servizi territoriali e della qualità dell'assistenza. Il territorio – ben organizzato e in continuità con l’ospedale – appare spesso ancora lontano”.

 

“L’analisi sulle Sdo 2015, elaborata da QS, mette in evidenza un fatto noto che noi specialisti ambulatoriali denunciamo da tempo: un territorio ben organizzato e in continuità con l’ospedale ancora non c’è”. Questo il commento di Antonio Magi, Segretario Generale SUMAI-Assoprof.

“Se infatti patologie come il diabete, l'insufficienza cardiaca, l'asma, le malattie polmonari croniche o l'influenza  nell'anziano presentano tassi di ricovero elevati, come dice il ministero della Salute, significa che siamo di fronte ad un ricorso inappropriato dell’ospedalizzazione”.

 

“Ad una popolazione che vive più a lungo – aggiunge Magi – è legato anche l’incremento delle patologie croniche che impattano pesantemente sul nostro Servizio sanitario con una progressione che non mostra segni di arresto: si stima infatti che circa il 70-80% delle risorse sanitarie nei paesi avanzati, sia oggi speso per la gestione delle malattie croniche e che nel 2020 le stesse rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo. Ecco quindi che stiamo parlando di una vera emergenza sanitaria del futuro”.

Che fare dunque? La ricetta che propone il segretario del Sumai-Assoprof è la seguente: “Il modello di cure primarie che proponiamo da tempo, le cui basi sono presenti nella nostra nuova convenzione firmata per la parte normativa nel luglio del 2015, va oltre la tradizionale funzione di filtro tra Ospedale e Territorio, ma guarda alla capacità di integrazione tra cure primarie e cure secondarie. Operando una svolta qualitativa epocale nella quale viene facilitata e implementata l’integrazione verticale dell’assistenza (gestione di specifiche malattie dell’assistenza primaria e terziaria) e orizzontale (integrazione dell’assistenza vicino ai bisogni dell’individuo, priorità ai bisogni più ampi della comunità e della popolazione). Ed è proprio in questa rete – conclude Magi - che gli specialisti ambulatoriali nella loro specificità, rappresentano un punto di riferimento ben preciso, essendo capaci di offrire, già da oggi, tutte le competenze indispensabili in una dimensione articolata, con le nuove modalità organizzative che possono modularsi sulle diverse necessità locali”.

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