Convenzione cure primarie. Magi “Nuovo atto di indirizzo senza la rete territoriale è scatola vuota”

 

16 GIU - È questo il messaggio chiaro e forte che il segretario generale del sindacato degli Specialisti ambulatoriali lancia dal centro congressi Icavour di Roma, dove si è svolta la segreteria nazionale congiunta tra le tre sigle della medicina convenzionata ovvero Sumai, Fimmg e Fimp, per chiedere alla controparte pubblica un nuovo atto di indirizzo.

 

 “Non è sufficiente ‘aggiungere virgole’ ma bisogna usare parole chiare, forti, inequivocabili che permettano soprattutto ai cittadini di comprendere qual è il modello di assistenza territoriale che la politica vuole offrire loro”. È quanto hanno chiesto Fimmg, Fimp e Sumai Assoprof riuniti oggi in assemblea congiunta a  Roma per definire al più presto un nuovo Atto d’indirizzo per aprire, a stretto giro, la stagione contrattuale dell’area convenzionata.

 

E parole chiare e forti sono quelle che ha usato Antonio Magi, segretario generale del Sumai Assoprof affermando la necessità di “cambiare il sistema. Noi in questo momento abbiamo un sistema per cui il medico di famiglia invece di parlare con lo specialista, collegato in rete, parla con il Cup, io Antonio Magi, specialista ambulatoriale parlo con il Cup, il paziente stesso deve passare dal Cup. Vi sembra un sistema normale questo? Evidentemente no. Se non mettiamo nell’Atto di indirizzo la necessità di creare la Rete per cui i professionisti possono collaborare abbiamo una scatola vuota”.

 

Il segretario del Sumai prosegue affermando la necessità di creare “assolutamente le condizioni perché il paziente sia facilitato e il medico possa fare finalmente il medico. Oggi funziona che il medico di famiglia chiama lo specialista e gli chiede se per cortesia può visitare il paziente. Questo non è più possibile dobbiamo entrare in un meccanismo di rete, strutturato organizzato e che dia la possibilità al paziente di risolvere il suo problema”.

 

Sono troppi , infatti, i nodi da sciogliere per far marciare a pieno ritmo le cure primarie e

“non si può rimandare e non si può aspettare oltre” ribadiscono i segretari in coro affinché il messaggio sia chiaro. Gli atti messi in campo dal governo per rispondere alle necessità della popolazione, (i nuovi Lea, il piano vaccinale, il piano della cronicità) e quelli fatti verso i professionisti (legge sulla responsabilità professionale, sblocco economico da parte della Corte Costituzionale, risorse finanziare in leggi e norme competenti, legge Madia, combinato disposto dell’ultima finanziaria e il DM70 su integrazione Ospedale territorio, contestualità del rinnovo contrattuale dell’area dei dipendenti) chiedono una discussione attenta che porti programmazione seria e di largo respiro, coerente tra gli attori, uguali professionalmente ma diversi contrattualmente” proseguono Antonio Magi, Silvestro Scotti segretario della Fimmg e Giampietro Chiamenti presidente Fimp.

 

Per le organizzazioni più rappresentative della medicina convenzionata il nuovo ACN non rappresenta una semplice questione “di rinnovo economico atteso da più di 6 anni, ma è soprattutto l’occasione per porre le basi per un’evoluzione positiva di tutta la medicina territoriale nelle sue varie componenti professionali.

 

 “Devono essere definite le specificità di tutti i protagonisti dell’erogazione dell’assistenza per favorire l’integrazione che renda possibile un modello d’intensità assistenziale che, nella chiarezza di rapporti e funzioni, possa essere appropriato e sostenibile e che contenga obiettivi di miglioramento della capacità assistenziale misurabili e conseguentemente premiabili – proseguono i leader di Sumai, Fimmg e Fimp - . Inoltre è centrale il tema della carenza di medici, sia dei medici di medicina generale che degli specialisti ambulatoriali. Per questo bisogna rivedere e garantire i modelli di accesso al ruolo di convenzionato, fare maggiori investimenti formativi e aumentare i numeri in maniera coerente ai modelli assistenziali e non alle necessità di chi forma”.

 

In questo senso va la richiesta di Magi di sblocco del turn over per cui il nuovo atto di indirizzo dovrà prevedere “anche i numeri per organizzare e riaprire il turn over per tutti e rimettere in moto l’assistenza specialistica. Il blocco totale di questi anni sta portando, anche vista l’anzianità dei medici, ad una mancata attività quindi la lista d’attesa non è solo un problema di organizzativa ma è anche un problema di domanda e offerta”.

 

Per Sumai, Fimmg e Fimp questa è una opportunità unica e difficilmente ripetibile per evitare il disastro assistenziale verso cui corre il Paese e cioè il decadimento e la scomparsa del Servizio Sanitario Nazionale. Per fare questo non è sufficiente “aggiungere virgole” ma bisogna usare parole chiare, forti, inequivocabili che permettano soprattutto ai cittadini di comprendere qual è il modello di assistenza territoriale che la politica vuole offrire loro.

 

I tre sindacati di categoria ritengono decisivo questo momento storico che hanno concordato e la necessità di effettuare questo nuovo percorso condividendolo con chi rappresenta la parte più fragile dei nostri pazienti ma insieme rappresenta, sul tema salute, anche la cittadinanza. Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva ha lanciato l’invito forte e chiaro ad uscire dalla fase di stallo contrattuale, anche per rispondere meglio alla domanda di assistenza primaria. “Oggi dobbiamo chiederci qual è il progetto organico di assistenza territoriale che non è affatto chiaro – ha detto Aceti – bisogna mettere al centro la coerenza: un pilastro fondamentale per arrivare alla definizione di un contratto e quindi alla realizzazione degli obiettivi assistenziali. Serve anche una coerenza tra i contratti di tutti i protagonisti del territorio con una retribuzione maggiormente agganciata al raggiungimento dei risultati assistenziali invece che alla sola quota capitaria. Bisogna lavorare sugli standard dell’assistenza sanitaria territoriale e arrivare ad un modello di medicina convenzionata che sia grado di rispondere meglio alle esigenze dei cittadini sul territorio”.

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