Lazio. Magi: “Il  SUMAI Assoprof ricevuto in Regione. Il tempario della regione non va bene”

 

06 LUG - Il segretario nazionale del SUMAI Assoprof ieri è stato ricevuto in Regione per discutere del “Tempario regionale di Riferimento delle prestazioni specialistiche ambulatoriali individuate come critiche”. Un documento, quello della regione, che sta facendo discutere per diversi motivi.

 

 “Non si può fare un’elettromiografia semplice in 5 minuti o prevedere che una visita oncologica ne duri 20 quando c’è da considerare l’aspetto umano, empatico e dell’ascolto del paziente. Sono tempi irrealizzabili e anche pericolosi per la salute dei pazienti perché in così poco tempo un professionista non può svolgere un’analisi attenta ed accurata”. Così Antonio Magi, Segretario generale del Sumai, ha richiesto un incontro urgente con la Regione Lazio per dire la sua sul DCA del 28 giugno u.s. “Il tempario regionale di riferimento delle prestazioni specialistiche ambulatoriali individuate come critiche” che riguarda i tempi di 63 prestazioni specialistiche.

 

Ai rappresentanti Regionali il segretario generale del SUMAI Assoprof, Antonio Magi, ha manifestato le sue perplessità sul documento ed ha chiesto, ai sensi dello stesso DCA, prima della sua prevista applicazione di aprire un tavolo di confronto con lo stesso sindacato degli specialisti ambulatoriali e le Società Scientifiche di riferimento, le aziende sanitarie e le Associazioni dei Medici per stabilire l’idoneità e l’applicabilità del documento sopracitato.

 

L’articolo 27 dell’ACN della specialistica ambualtoriale (Contratto SUMAI), precisa Magi, non prevede alcun tempario recitando, al comma 3 che “Il numero di prestazioni erogabili per ciascuna ora di attività è determinato sulla base della tipologia e della complessità della prestazione e, fermo restando che il loro numero è demandato alla valutazione dello specialista ambulatoriale e del professionista” ed al comma 5 “Qualora sia necessario superare occasionalmente l’orario di servizio, anche a richiesta dello specialista ambulatoriale o del professionista ed al fine di ricondurre le liste d’attesa a parametri nazionali, l’Azienda può autorizzare il prolungamento, indicandone le modalità organizzative e previo assenso dell’interessato”.

 

“È vero piuttosto – conclude Magi – che come specialisti ambulatoriali, a differenza degli ospedalieri, operando in regime ambulatoriale dobbiamo avere delle agende di prenotazione cadenzate, con un “tempo medio” tra una prenotazione e l’altra e che questa deve variare rispetto alla complessità “prevista” della prestazione da erogare e non può prevederne la reale durata in quanto ad esempio per comunicare, dopo la visita  una diagnosi di patologia neoplastica ad un paziente o come eseguire una terapia, non ci possono essere tempi massimi, non è che si può mandare via un paziente perché il tempo è scaduto e ne deve entrare un’altro.

 

La medicina è una cosa seria, non è una catena di produzione. Il Paziente è una persona e va considerata e rispettata come tale specialmente se quando malata diventa più vulnerabile e più fragile.

 

Insieme alla Società Italiana di Medicina Specialistica (S.I.M.S.)
e con la collaborazione della
Società Italiana di Formazione Permanente per la Medicina Specialistica (S.I.Fo.P.) abbiamo prodotto, alcuni anni fa un lavoro scientifico che prevedeva “tempi agenda medi” con tutti i possibili fattori correttivi e ci avrebbe fatto piacere che la regione Lazio ci avesse convocato prima per discuterne insieme”.

 

Comunque, in Accordo con i rappresentanti della Regione Lazio, si è deciso assieme di aprire al più presto un tavolo di confronto per trovare una soluzione, e fare in modo come SUMAI di proporre soluzioni applicabili per il governo, nella Regione Lazio, delle liste di attesa che non si governano facendo più visite nello stesso arco temporale ma modulando anche la domanda con ana adeguata offerta specialistica, che in questi ultimi anni è stata fortemente penalizzata per la mancata sostituzione dello specialista andato in pensione con un altro specialista riducendo così, negli ultimi dieci anni, l’offerta del monte ore delle branche critiche, della specialistica ambulatoriale di circa il 40%.

 

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