Pdta nella risoluzione delle ipoacusie: le protesi acustiche

 

23 OTT - A Napoli si è svolto il Convegno Annuale della ANSOA, organizzato in collaborazione con la SIFoP ed il Gruppo Campano ORL. Il convegno dal titolo “PDTA nella risoluzione dell’ipoacusia” ha voluto fare il punto su un argomento di particolare interesse nel contesto della medicina territoriale: la protesizzazione acustica.

 

 

Il 20 ottobre 2017 a Napoli all’interno della sala conferenze di Banca Fideuram in P.zza dei Martiri, si è tenuto il Convegno Annuale dell’ANSOA (Associazione Nazionale Specialisti Otorinolangoiatri Ambulatoriali), convegno organizzato in collaborazione con la SIFoP (Società Italiana di Formazione Permanente) ed il Gruppo Campano ORL.

Il convegno dal titolo “PDTA nella risoluzione dell’ipoacusia” ha voluto fare il punto su un argomento di particolare interesse nel contesto della medicina territoriale: la protesizzazione acustica. Il primo passo verso la protesizzazione acustica avviene durante la visita specialistica dall’otorinolaringoiatra che, se ne ravvisa la necessità, programma l’applicazione di un ausilio audio-protesico.

 

Lo specialista, quasi sempre specialisti ambulatoriali territoriali, fornisce alcune importanti indicazioni sull’anatomia ed il tipo di perdita al tecnico audioprotesista che provvede a preparare la protesi personalizzandola per il singolo paziente. Esistono diversi tipi di protesi dalle “storiche” protesi retro auricolari ai moderni apparecchi “peritimpanici” che scompaiono integralmente nel condotto uditivo esterno. Esistono poi delle protesi particolari come la BAHA, che viene applicata chirurgicamente dallo specialista ORL. L’ultima frontiera della cura della sordità è costituita alle protesi impiantabili, come il sistema CARINA, che chirurgicamente vengono posizionate all’interno dell’orecchio ed hanno il vantaggio di non dover essere mai tolte, neanche per fare il bagno e la doccia. I fattori che limitano la diffusione di protesi impiantabili sono oggi i costi elevati, non sempre sostenuti dal SSN e la necessità di un intervento di microchirurgia dell’orecchio per l’impianto.

 

Per le ipoacusie più profonde, cioè con minimi residui uditivi, si utilizzano infine gli IMPIANTI COCLEARI, o addirittura gli stimolatori del tronco encefalico: sussidi protesici avanzati, molto complessi in grado di restituire l’udito alle persone con le ipoacusie più gravi. 

Dopo l’introduzione ai lavori del Presidente della ANSOA, Dott. Andrea Montella, ha preso la parola il Dott. Luigi Sodano che, oltre a portare i saluti del SUMAI di Napoli e della SIFoP, ha nella sua veste di otorinolaringoiatra sottolineato l’importanza che il paziente ipoacusico, bambino o adulto, utilizzi la protesi con costanza al fine non solo di abituarsi a questo apparecchio che all’inizio può apparire come un corpo estraneo, ma soprattutto ad evitare un isolamento dal mondo esterno, condizione che con il tempo può solo aggravare altre condizioni psicofisiche e neurologiche.

 

Nella prima sessione hanno portato la loro esperienza medica, chirurgica e riabilitative nei bambini gli specialisti otorinolaringoiatri dell’Ospedale Pediatrico Santobono di Napoli, i Dottori Mansi, Della Volpe, De Lucia e Vacalebre, spaziando nei loro interventi tra le patologie dell’orecchio medio, le tecniche audiologiche, gli impianti cocleari e la riabilitazione post protesizzazione.

 

La seconda sessione ha visto invece trattare l’argomento negli adulti con le relazioni sulla chirurgia protesica e gli impianti cocleari negli adulti, tenuta dal Dott. Malafronte dell’Ospedale S. G. Moscati di Avellino, le novità nelle prescrizioni protesiche previste dai nuovi LEA relazionate dal Dott. Porpora di Salerno e la descrizione delle ultime tecnologie nell’ambito delle protesi acustiche da parte del Dott. Cusano di Napoli.   

 

Le sessioni, moderate dai Dottori Sabato Leo e Carmine Montanaro del Gruppo Campano ORL, hanno visto durante la parte dedicata alla discussione l’intervento di numerosi specialisti otorinolaringoiatri, audiologi e foniatri che si sono confrontati ed hanno condiviso l’importanza di definire dei “Percorsi Diagnostico Terapeutici” che rendano facilitato l’acceso, dalla diagnosi alla protesizzazione, a quei pazienti, bambini e adulti, per i quali l’uso degli ausili protesici diventa essenziale per non rimanere isolati dal resto della società che li circonda.

 

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