I finanziamenti alla Sanità dal 2000 al 2018. Ovvero quanto sono costate le politiche sociali

 

21 FEB - La Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome (Settore sanità e Politiche Sociali) ha elaborato diverse tabelle relative alle varie disposizioni in materia di sanità e politiche sociali così da avere un’idea dei finanziamenti che in vent’anni sono stati dati al comparto

 

La storia dei finanziamenti 2000-2019 è contenuta nelle tabelle che il settore Salute e Politiche sociali della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha elaborato assieme a un quadro sinottico che spiega i provvedimenti dell’ultima legge di Bilancio e presenta anche un quadro dei finanziamenti del fondo nazionale per le politiche sociali. E così si può vedere come gli anni d’oro per il finanziamento al Servizio sanitario nazionale sono stati il 2001 e il 2005, quando gli aumenti percentuali annui hanno raggiunto rispettivamente il 10,86% e l’8,5 per cento. E comunque nel periodo che va dal 2000 al 2009 il finanziamento ha mantenuto una media di aumenti percentuali annui del 5,6 per cento, con punte, oltre il 2001 e il 2005, del 6,1% nel 2002 e sul versante opposto del 3% nel 2009.

 

Un presagio, l’ultimo dato, del periodo che dal 2010 al 2019 (con le previsioni della legge di Bilancio 2018 che per il 2019 sono da verificare) che dal secondo Patto per la salute in poi registra invece una media dello 0,92% con l’anno migliore, il 2014, al 2,4% e il peggiore, il 2013, al -0,9 per cento. Dal 2010 in poi sono gli anni dei piani di rientro e delle manovre che hanno “saltato” quasi dieci anni di rinnovi contrattuali e bloccato inesorabilmente il turn over. Anni in cui la sanità nelle Regioni ha davvero dovuto stringere la cinghia.

La storia dei finanziamenti 2000-2019 è contenuta nelle tabelle che il settore Salute e Politiche sociali della Segreteria della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha elaborato assieme a un quadro sinottico che spiega i provvedimenti dell’ultima legge di Bilancio e presenta anche un quadro dei finanziamenti del fondo nazionale per le politiche sociali, partito da quasi 1,9 miliardi nel 2004 per ridursi, nel 2017, a circa 778 milioni.

Le Regioni, proprio a proposito dei finanziamenti per la sanità, aggiungono al quadro sinottico delle norme approvate anche i contenuti del documento approvato a dicembre 2017 dai governatori e consegnato in Conferenza Unificata in cui avevano chiesto al Governo di focalizzare la propria attenzione anche su altre politiche prioritarie che hanno una diretta ricaduta sui cittadini per un “adeguato e coerente finanziamento:

- mantenimento del livello di finanziamento pubblico del Servizio Sanitario Nazionale al di sopra del 6,5% del Pil;

- rinnovo del contratto dei dipendenti settore sanità con risorse stimate e necessarie di circa 1,4 miliardi che a regime implicano un costo ulteriore a decorrere rispetto alla legislazione vigente di circa 700 milioni. Il documento sottolinea anche che il fabbisogno sanitario previsto in 113,4 miliardi circa per il 2018 (ridotto di 604 milioni dall’Economia a metà 2017) “non risulta coerente con l’obiettivo del rinnovo contrattuale né con l’erogazione dei nuovi Lea in assenza di ulteriori determinazioni”;

- flessibilità del costo del personale sanità rispetto al limite “spesa dell’anno 2004 diminuita dell’1,4 per cento”,  limite non più coerente e attuale “rispetto alle evoluzioni organizzative e di erogazione dei servizi sanitari, soprattutto se si prevede che ciò avvenga nel rispetto degli equilibri di bilancio così non necessitando di copertura finanziaria”; 

- riattivazione del Tavolo di confronto per la definizione di una nuova governance della spesa farmaceutica;

- finanziamento del Fondo funzioni relative all’assistenza per l’autonomia e la comunicazione personale degli alunni con disabilità fisiche o sensoriali;

- finanziamento strutturale degli indennizzi emotrasfusi (legge n. 210/1992).
Di risorse ne mancano all'appello quindi. E le Regioni lo sottolineano quantificandole.

Nel quadro sinottico, invece, oltre a sottolineare e spiegare le norme approvate, le Regioni mettono in evidenza anche le loro richieste accolte e non accolte da Governo e Parlamento.
I "si" sono 16, di cui 4 parziali e vanno dagli emendamenti dei governatori per il sostegno agli alunni disabili (in parte) al capitolo degli Irccs e Izs, con il riconoscimento del ruolo dirigenziale nella ricerca sanitaria, nuove risorse, vincoli di spesa per il personale sanitario che effettua controlli ambientali.
I "no" sono 8, si concentrano nella maggiore parte sulle nuove regole per il pay back farmaceutico, ma arrivano anche alla previsione di implementare con la RIA della dirigenza cessata dal lavoro (la RIA della dirigenza è stata rifinanziata) il fondo per la contrattazione integrativa anche a livello aziendale,
 
Naturalmente tra le richieste non accolte ci sono tutte quelle precedentemente descritte sull'aumento delle disponibilità economiche in funzione dei contratti e dell'erogazione dei servizi sanitari.

 

Fonti: regioni.it;

quotidianosanita.it