Rientrato lo sciopero del Sumai contro l’azienda Asl Na 1 centro

 

12 APR - La protesta era stata indetta per domani, venerdì 13 aprile, poi in extremis l’azienda ha convocato i rappresentanti della sigla ed è stato trovato l’accordo che ha fatto annullare lo sciopero. Peperoni, segretario provinciale Sumai Napoli: “difendiamo i diritti dei lavoratori e dei cittadini ad avere cure adeguate”.

 

Per domani, venerdì 13 aprile, i medici specialisti e i professionisti (biologi-chimici-psicologi) ambulatori e ospedalieri convenzionati interni del SUMAI Assoprof, appartenenti alla Asl NA1 centro, avrebbero dovuto mettere in campo uno sciopero di 24 ore come forma di protesta contro “la gestione burocratica e ragionieristica dell’Azienda, la chiusura delle strutture, il taglio dei servizi e del personale”.

 

Poi però all’ultimo minuto la direzione strategica dell’azienda Asl Na 1, centro resasi conto della forte adesione da parte degli specialisti alla giornata di sciopero e dell’impatto che avrebbe avuto sui cittadini napoletani, ha convocato il Sumai dichiarando di accettare gran parte delle proposte riguardanti: il finanziamento delle risorse aziendali, l’incremento dei servizi e del personale con conseguente aumento dell’accesso alle cure dei cittadini, una corretta gestione dei servizi sanitari che rispetti le competenze professionali, la riorganizzazione delle cure primarie che favorisca l’integrazione del territorio con l’ospedale e un reale rilancio della prevenzione, una concreta azione che permetta l’abbattimento delle liste d’attesa, la limitazione del lavoro intensivo dei medici negli ospedali, una maggiore attenzione ai continui episodi di aggressione ai medici nei luoghi di cura.

 

Facendo presente che altri temi al centro della protesta “verranno affrontati in una specifica riunione che si terrà la prossima settimana”.

 

“La speranza – ha dichiarato il segretario provinciale del SUMAI Assoprof Napoli, Gabriele Peperoni, - è che non dovremo più ricorrere alla proclamazione di uno sciopero, ultima arma civile che ci rimane per far valere i nostri e i vostri diritti e farvi sentire quali difensori del Servizio sanitario pubblico in cui lavoriamo e in cui ancora crediamo”.