Aggressioni ai medici. In un anno 3mila episodi. Cresce la violenza in corsia

 

17 APR - Il dossier pubblicato sul quotidiano “La Stampa” denuncia l’aumento di fenomeni di violenza in corsia. Tra Napoli, Roma, Bari e Palermo quello appena trascorso è stato un week end di paura. Secondo la Fiaso su oltre 3mila episodi neanche la metà è denunciato all’Inail
 

Un articolo pubblicato sul quotidiano piemontese “La Stampa” punta i riflettori sugli episodi di violenza che sempre più spesso vedono vittime medici e infermieri colpiti mentre svolgono il loro lavoro nelle strutture sanitarie. “A scatenare l'ira dei malati e dei familiari al seguito – scrive Paolo Russo – sono a volte i disservizi, liste d'attesa in testa”.

Siamo di fronte ad “una scia di violenze che crescono a ritmo esponenziale. La Fiaso, la Federazione di Asl e ospedali, stima che siano oltre tremila i casi di aggressione l'anno, solo 1.200 denunciati all'Inail”.

Ci sono poi i numeri raccolti “dal sindacato degli infermieri Nursing dicono che i più esposti al rischio sono gli addetti al pronto soccorso, con 456 casi l'ultimo anno, seguiti da medici e infermieri che lavorano in corsia (400), mentre le aggressioni negli ambulatori sarebbero state 320. In 16 casi su 100 è stato necessario ricorrere alle cure di qualche collega. Ma a dover indossare l'elmetto sono soprattutto i medici di continuità assistenziale, le guardie mediche insomma, che sostituiscono i medici di famiglia la notte e nei festivi”.

 

Senza contare che in venti anni si sono dovuti contare 87 casi tra omicidi, violenze carnali e sequestri, che hanno riguardato in molti casi anche gli uomini.

 

L’articolo de La Stampa riferisce come quello appena trascorso “Per i medici è stato un altro week end di paura. A Napoli una dottoressa del 118 è stata aggredita, insieme ad altri operatori e presa a schiaffi, pugni e sputi dai parenti e amici di una coppia caduta dal motorino, che stava soccorrendo; a Roma, all'ospedale Sant' Andrea, un uomo in preda all'ira, padre di un ricoverato, si è scagliato contro la dottoressa di turno minacciandola di morte e stringendole le mani al collo; a Palese, in provincia di Bari, un intero equipaggio del 118 è stato tenuto sotto scacco da un paziente armato di katana, riuscendo a sfuggire per miracolo alla sua furia. Da giorni il clima all'Ospedale Civico di Palermo è incandescente con aggressioni che si susseguono anche nell' arco di un'ora. Una scatenata persino da una guardia giurata che ha messo in fuga medici e infermieri colpevoli di non averlo fatto entrare nella stanza della figlia dove già c'era la madre. E che dire del migrante che la scorsa settimana ha creato il panico al Pellegrini di Napoli, ferendo cinque medici, di cui uno in modo grave”.

in venti anni si sono dovuti contare 87 casi tra omicidi, violenze carnali e sequestri, che hanno riguardato in molti casi anche gli uomini.

 

Il quotidiano riporta le dichiarazioni del presidente dell'Ordine dei medici, Filippo Anelli, secondo il quale esiste un “parallelo tra quanto accade a noi e agli insegnanti. Queste violenze sono frutto di una cultura secondo la quale la sanità o la scuola sono alla stregua dei supermarket, dove prendo quello che mi piace e se non trovo cerco un capro espiatorio. Occorre rispetto, perché una società che aggredisce i medici aggredisce se stessa”.

 

A questo punto che fare? L’articolo ci fa sapere che a Pordenone è stato stabilito “che ci penseranno gli alpini a proteggere i medici di guardia. Un accordo in questo senso è stato già siglato dal locale Ordine dei medici e dall' associazione dei soldati con la piuma, Ana. L'Agenas, l'Agenzia per i servizi sanitari regionali, ha invece già messo a punto dei corsi di autodifesa, che rientreranno nella normale formazione professionale medica”.

 

Infine la Fiaso dal primo maggio avvierà una “raccolta firme insieme a Ordini professionali e associazioni degli utenti per presentare una proposta di legge d'iniziativa popolare” con lo scopo di chiedere “l'inasprimento delle pene per chi si scaglia contro gli operatori sanitari”. Sempre la Fiaso fa sapere che “come manager ci impegneremo a concordare con prefetture e questure procedure che garantiscano la tempestività dell'intervento delle forze dell'ordine”.